Blockchain, la rete che sfida le banche. Così funziona il “libro contabile” dei bitcoin

Il sistema del "libro contabile diffuso" vidimato dai "miners" potrebbe trovare numerose applicazioni. Senza necessariamente coinvolgere la criptovaluta

Se Bitcoin è il front man del denaro peer to peer, la regia spetta alla blockchain, il suo sistema nervoso, nonché “libro contabile” distribuito e pubblico di tutte le transazioni.
Un sistema destinato a trovare applicazioni fintech che vanno oltre la criptovaluta. Per fare un esempio, l’ASX (Australian Security Exchange, la “Piazza Affari” di Sidney per intenderci) ha appena deciso di ristrutturare il proprio sistema tecnologico finanziario adottando la piattaforma della blockchain, che consentirà un regolamento delle transazioni in azioni pressoché in tempo reale e un abattimento dei costi. Non si tratta di un caso isolato. Sta crescendo considerevolmente  l’interesse a trovare applicazioni in ambito finanziario (ma non solo) che utilizzino il protocollo della blockchain.

Ma come opera Blockchain? Ce lo spiega Luca Fantacci nel libro Per un pugno di Bitcoin“, recentemente pubblicato insieme a Massimo Amato, da Università Bocconi.
“La blockchain si compone di una serie concatenata di blocchi (da cui il nome), i quali registrano, per ogni transazione, l’identità del pagante, l’importo trasferito e l’identità del beneficiario. Ciascun blocco contiene le informazioni relative a tutte le transazioni che si sono svolte consecutivamente nell’arco di dieci minuti, nonché un riferimento al blocco precedente. Pertanto, la serie concatenata di blocchi che costituisce la blockchain fornisce in ogni istante una rappresentazione completa e aggiornata di tutte le transazioni che si sono svolte dall’avvio del sistema fino a quel momento.”  Cioé la blockchain, il “libro mastro” utilizzato per governare le transazioni è assolutamente decentralizzato (si parla infatti di distributed ledger).
Si chiarisce ulteriormente nel libro “L’innovazione davvero fondamentale di Bitcoin in quanto tecnologia a supporto del sistema dei pagamenti consiste nel distribuire la tenuta dei conti: il libro contabile dove sono registrate tutte le transazioni non è più tenuto da una singola banca, o dal sistema bancario nel suo complesso, bensì da ciascuno degli utenti nella propria memoria locale. In tal modo, il registro non è semplicemente decentrato bensì distribuito in una rete in cui nessun nodo è centrale”.

Se è vero che la portata rivoluzionaria di Bitcoin (moneta e sistema di pagamento al tempo stesso) risiede nel bypassare il ruolo della banca, aggirando il monopolio monetario delle banche centrali e offrendo a chiunque la possibilità di trasferire denaro in maniera anonima, immediata, sicura e senza oneri attraverso la blockchain, chi fa da garante per verificare l’effettiva disponibilità dei fondi e tutela la sicurezza del trasferimento?
Citiamo nuovamente Fantacci, che spiega “La risposta risiede nella crittografia. Il trasferimento di bitcoin via internet avviene mediante messaggi crittati. Se Aldo desidera trasferire 100 bitcoin a Baldo, dovrà inviare attraverso la rete una comunicazione (una mail) in cui indica, come per un normale bonifico bancario, il proprio conto da addebitare, l’importo da trasferire e il conto del beneficiario. In mancanza di una banca che possa verificare direttamente la corrispondenza dei dati forniti con quelli registrati sui propri server, saranno gli utenti stessi del sistema a dover autorizzare la transazione. Tuttavia, trattandosi di una rete aperta e non protetta, Aldo non potrà trasmettere le proprie credenziali, e segnatamente la propria chiave privata, se non dopo averla opportunamente crittata; e gli altri utenti non potranno verificarne l’autenticità, se non dopo averla correttamente decrittata.
Qui sta l’innovazione introdotta da Satoshi Nakamoto con il protocollo disegnato nel «Bitcoin white paper» del 2008, che è riconosciuto come l’atto fondativo della nuova moneta: il decrittaggio richiede la soluzione di un problema matematico complesso attraverso lo svolgimento di un elevato numero di operazioni (Nakamoto 2008).
Gli utenti della rete sono incentivati a svolgere tali operazioni, poiché a chi raggiunge per primo la soluzione sono assegnati un certo numero di bitcoin di nuova coniazione: oggi il premio è di 25 bitcoin per ogni blocco autenticato. Dopo la prima verifica, l’operazione è aggiunta alla blockchain, in attesa di conferma. Una volta trovata la soluzione, la verifica della sua correttezza è facile e immediata da parte di altri utenti. Alla sesta verifica, l’operazione risulta confermata e viene incorporata in maniera permanente nella blockchain. I costi di funzionamento del sistema di pagamenti Bitcoin non sono, dunque, sostenuti da chi effettua le transazioni: pagare o ricevere bitcoin è gratuito, non prevede necessariamente il pagamento di commissioni (quantomeno nelle fasi iniziali, finché i nuovi bitcoin emessi. Come abbiamo anticipato, il numero di bitcoin assegnati per ogni blocco diminuisce nel tempo, essendo dimezzato periodicamente a scadenze prefissate. I costi sono coperti dall’emissione di nuove monete. In altri termini, vi è un signoraggio che copre i costi di gestione del sistema.
L’autorizzazione delle transazioni in bitcoin è affidata, in tal modo, a un meccanismo concorrenziale che premia gli utenti stessi nella misura in cui prestano la propria capacità di calcolo alle operazioni di verifica necessarie. Poiché svolgono un lavoro per ottenere come compenso monete di nuovo conio, vengono chiamati minatori”.
I miners si arricchiscono decrittando le chiavi, il sistema potenzialmente funziona, ma nessuno può ancora dire se quel che luccica sia oro o pirite.

Blockchain, la rete che sfida le banche. Così funziona il “libro contabile” dei bitcoin
Blockchain, la rete che sfida le banche. Così funziona il “libr...