Tfr: versarlo in busta paga conviene?

Versare il Tfr in busta paga o ritirarlo alla risoluzione del contratto di lavoro? Vantaggi e svantaggi

Con la Legge di Stabilità 2015, il governo Renzi ha reso possibile versare il Tfr direttamente in busta paga per chi ha almeno sei mesi di anzianità: il periodo sperimentale ha avuto inizio il 3 aprile 2015 e si concluderà il 30 giugno del 2018. Quali sono i vantaggi di questa scelta? Conviene versare il Tfr oppure meglio accumularlo e ritirarlo alla risoluzione del contratto?

Tfr: come funziona e qual è la tassazione

Il Tfr è il trattamento di fine rapporto accumulato dai dipendenti – non quelli pubblici, per cui spetta il Tfs, trattamento di fine servizio – ed equivale al 6,91% dello stipendio lordo annuo e che va a formare la propria liquidazione o le risorse per la pensione integrativa a quella pubblica. A queste percentuale si aggiunge uno 0,5 in più per la copertura Inps, che garantisce l’erogazione del Tfr anche in caso di fallimento dell’azienda per cui si lavora.

Di norma, il Tfr è soggetto a una “tassazione separata“, che deriva dalla media dell’aliquota Irpef degli ultimi cinque anni sotto cui è stato tassato o stipendio del lavoratore: generalmente, tale aliquota è del 23%. Inoltre, il Tfr matura ogni anno un interesse dell’1,5% a cui va aggiunto il 75% del valore dell’inflazione. Un esempio semplice: se il valore di inflazione annuale è del 2%, l’interesse maturato dal Tfr è del 3%, ovvero 1,5, tasso fisso, più 1,5, cioè il 75% di 2.

Tfr in busta paga: come viene tassato

Se il dipendente con almeno 6 mesi di anzianità decide di chiedere il versamento anticipato del Tfr in busta paga, non godrà degli interessi maturati negli anni di accumulo dello stesso e in più la rata corrisposta andrà ad aggiungersi al reddito, che invece è decurtato di un’aliquota Irpef progressiva, che parte dal 23 fino al 43% in base appunto allo stipendio guadagnato. Per le aziende con più di 50 dipendenti, il Tfr viene corrisposto in busta paga dal mese successivo dalla richiesta, mentre per le aziende più piccole l’attesa è di tre mesi.

Per chi guadagna 15.000 € l’anno, il Tfr in busta paga non ha un impatto evidente, più o meno la situazione rimane la stessa a livello di tassazione, mentre al mese si vedrà corrispondere una cifra dai 40 agli 80 € in più. Se però lo stipendio è più alto, il lavoratore rischia maggiormente di sperperare inutilmente soldi in tasse: per chi ne guadagna 20.000 la perdita è di circa 50 € fino ad arrivare a circa 600 € in meno all’anno per chi ne guadagna 95.000.

Tfr 2017: fondo pensioni obbligatorio?

Con la nuova legge di stabilità, si propone di abbassare le tasse sui fondi di pensione complementare, sistemi che raccolgono il 60-70% del Pil della popolazione nel resto d’Europa, ma solo il 7% di quello italiano. A oggi, lasciare il Tfr all’azienda comporta una tassa del 17% (2016), mentre sale al 20% se si decide di girare il Tfr a un fondo pensione. L’intento del governo è quello di alleggerire i conti pubblici rendendo obbligatorio versare una parte del Tfr in tali fondi, abbassando di 3-4 punti l’aliquota percentuale.

Tfr: versarlo in busta paga conviene?
Tfr: versarlo in busta paga conviene?