Sud, la ripresa c’è ma con 10 anni di ritardo rispetto al resto d’Italia

(Teleborsa) – Il Mezzogiorno cresce, ma tornerà ai livelli pre crisi soltanto nel 2028. 

Secondo le previsioni Svimez, quest’anno il PIL dovrebbe aumentare dell’1,1% al Sud e dell’1,4% nel Centro-Nord. Nel 2018, si prevede un aumento del prodotto dello 0,9% nel Mezzogiorno e dell’1,2% al Centro Nord.

Il principale driver della crescita meridionale, nel 2017, dovrebbe nuovamente essere la domanda interna: i consumi totali crescerebbero dell’1,2% (quelli delle famiglie dell’1,4%) e gli investimenti al Sud del 2%. Si prevede anche una crescita per l’occupazione. (+0,6%).

L’Associazione tuttavia avverte che “se il Mezzogiorno proseguirà con gli attuali ritmi di crescita, recupererà i livelli pre crisi nel 2028, 10 anni dopo il Centro-Nord”. Il 2016 è stato positivo per il Sud, il cui PIL è cresciuto dell’1%, più che nel Centro-Nord, dove è stato pari a +0,8%, grazie al recupero del settore manifatturiero (oltre il 7% nel biennio 2015-2016, e del 2,2% nel 2016), alla ripresa del settore edile (+0,5% nel 2016) e al positivo andamento dei servizi (+0,8% nel 2016).

Crollo record spesa pubblica per investimenti. La fotografia scattata dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, in una anticipazione del Rapporto Svimez 2017, rileva inoltre che c’è stata una drastica contrazione della spesa pubblica in conto capitale. Lo scorso anno ha toccato nel Sud il punto più basso della sua serie storica, appena 13 miliardi, pari allo 0,8% del PIL. 

Riparte l’occupazione, ma resta l’emergenza sociale. Il rapporto Svimez rileva inoltre che, nella media del 2016, gli occupati aumentano rispetto al 2015, al Sud di 101 mila unità, pari a +1,7%, ma restano comunque di circa 380 mila al di sotto del livello del 2008. 

Rischio povertà triplo. Continua a crescere nel Mezzogiorno la povertà: nel 2016, circa 10 meridionali su 100 sono in condizione di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel Centro-Nord. L’incidenza della povertà assoluta al Sud, cresce nelle periferie delle aree metropolitane e, in misura più contenuta, nei comuni con meno di 50 mila abitanti. Nelle regioni meridionali il rischio di povertà è triplo rispetto al resto del Paese: Sicilia (39,9%), Campania (39,1%), Calabria (33,5%). La povertà “deprime la ripresa dei consumi” e, in questo contesto, spiega Svimez, “le politiche di austerità hanno determinato il deterioramento delle capacità del welfare pubblico a controbilanciare le crescenti diseguaglianze indotte dal mercato, in presenza di un welfare privato del tutto insufficiente al Sud”.

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