Scuola e P.A., la riforma degli statali continua a ignorare le indicazioni UE

(Teleborsa) – Dopo una lunga attesa, arriva il via libera definitivo del Consiglio dei Ministri alla riforma dei dipendenti pubblici. “Ma non c’è molto da essere allegri”, commenta il sindacato della scuola Anief secondo cui nessun genere di contratto – fermo dal 2009 – può essere ritenuto soddisfacente dagli oltre 3 milioni di lavoratori statali, qualora il Governo non intenda incentivare le poche risorse sinora stanziate.

I 2,8 miliardi di euro in arrivo, attraverso il Documento di economia e finanza per il 2017, spiega il giovane sindacato, “rappresentano solo un quarto della somma necessaria a colmare il gap oggi esistente tra le loro buste paga e il costo della vita”. La riforma, inoltre, non risolve il problema endemico dell’alto tasso di personale non di ruolo, perché “continua a ignorare le indicazioni UE”.

“Considerando un reddito medio di 1.500 euro – spiega Marcello Pacifico, segretario nazionale Anief – non possiamo fermarci agli 85 euro medi lordi approvati dai sindacati rappresentativi con l’accordo generale sottoscritto il 30 novembre 2016. Il nostro centro studi ha calcolato che occorrono 120 euro netti per allineare l’indennità di vacanza contrattuale al 50 per cento dell’aumento dell’inflazione certificata tra il 2008 e il 2015. A cui ne vanno aggiunti altrettanti all’atto della firma del contratto, da considerate come vero e proprio aumento”.

“Sottoscrivere un rinnovo contrattuale a condizioni decisamente inferiori avrebbe un solo effetto: tradire i lavoratori”, continua il sindacalista. “Per questi motivi abbiamo deciso di fare ricorso, mettendo a disposizione del personale i modelli di diffida per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale nello stipendio. In caso contrario, con gli 85 euro, una parte dei quali legati pure alle performance e alla mole stipendiale, alla luce della nuova politica governativa alla Robin Hood, l’ennesimo diritto di chi lavora per lo Stato andrà in fumo”.

Scuola e P.A., la riforma degli statali continua a ignorare le indicazioni UE
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