Romiti: “Italia da ricostruire, pesano debito pubblico e disoccupazione”

(Teleborsa) – “L’Italia è da ricostruire. Come dopo la guerra. Sono molto angosciato per il mio Paese, in particolare per il debito pubblico e la disoccupazione. Manca il lavoro, quindi manca tutto: prospettive, dignità, fiducia”. E’ questa la fotografia scattata Cesare Romiti in un’intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera. L’ex manager della Fiat non ha risparmiato bordate al Jobs Act: “Il governo ha avuto un approccio tutto politico; ma è come comprare una bellissima cornice e non metterci dentro il quadro. Tu puoi fare la legge migliore del mondo, e ho qualche dubbio che questa lo sia, però non sarà una legge a creare lavoro. La legge può creare le condizioni; ma poi servono investimenti, pubblici e privati”.

Per Romiti “la ricostruzione deve partire dal basso. Dai territori, dai paesi, dalla provincia. Dobbiamo ricostruire l’Italia pezzo a pezzo. Il Governo deve dare una mano, ad esempio sospendendo le imposte. Serve uno scossone. L’Italia umiliata dal fascismo e distrutta dalla guerra ebbe il piano Marshall. Ma l’America di oggi non è quella di Roosevelt e Truman; e gli scambi internazionali sono in calo. Dobbiamo trovare la forza del riscatto dentro noi stessi. Mettiamo al lavoro i giovani, i disoccupati, i cassintegrati. Facciamo in tutta Italia quel che hanno fatto alle Cinque Terre, ricostruendo la via dell’amore”.

Sull’attualità politica, Romiti si dice deluso dal Premier Renzi: “Poteva fare meglio. Si è scelto una squadra non all’altezza”, mentre plaude ai Cinque stelle: “Una forza di cambiamento, di movimento. Eravamo fermi, ci hanno dato una scossa. Vedo aspetti positivi. Infatti, anche se stanno facendo un sacco di errori, non perdono voti; perché dietro hanno la rabbia della gente”. Infine una chiusura sul sindaco di Roma, Virginia Raggi: “La Raggi non concretizza. Mi pare una donna un po’ fragile. Sapeva che avrebbe vinto; si sarebbe dovuta preparare una squadra. Ora dice di aver pulito il centro di Roma in due giorni; ma le periferie? Il problema non è la sua inesperienza; può ancora imparare. Mi auguro che abbia successo: Roma è la mia città, ha bisogno di rinnovamento”.

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