Referendum, dal Financial Times quattro scenari che potrebbero cambiare l’Italia

(Teleborsa) – Settimana intensa per la politica italiana.

Dopo il via libera alla legge di Bilancio da parte della Camera, ora ci si concentra sul referendum costituzionale di domenica prossima, quando gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere se dire sì o no  alla riforma Costituzionale. La battaglia elettorale è agli sgoccioli con le fazioni opposte che tentano di convincere gli indecisi, ma il referendum italiano è molto seguito anche dalla stampa internazionale. 

Dal Financial Times che ha spiegato i motivi perché votare sì e ha lanciato un allarme sulla tenuta di 8 banche italiane se dovesse vincere il no, a L’Economist che sul fronte opposto si schiera dalla parte del no.

Il Financial Times ipotizza oggi quattro scenari che, sulla base dell’esito del referendum costituzionale, potrebbero cambiare l’Italia.

Se dovesse vincere il no, l’Italia, terza economia della zona Euro,”precipiterebbe in una fase di incertezza politica”, spiega il quotidiano finanziario che nello scenario 1 ipotizza la Correzione Tecnocratica. Se al referendum vincesse il no, il Financial Times spiega che “è probabile che Renzi onori la sua promessa di dimettersi da Premier. A quel punto il Presidente Sergio Mattarella avvierebbe le consultazioni con i partiti politici del Paese e sceglierebbe un nuovo Primo Ministro a capo di un governo tecnico. Il suo mandato sarebbe quello di limitare eventuali ricadute di mercato dal voto, che potrebbero colpire le banche del Paese e approvare la legge di bilancio 2017. Ma il nuovo governo potrebbe probabilmente anche essere incaricato di cambiare la legge elettorale  prima delle nuove elezioni dell’inizio del 2018. I nomi che circolano per un eventuale governo tecnico sono tutti membri del partito democratico, come Pier Carlo Padoan, attuale ministro dell’Economia e Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, oltre al presidente del Senato Piero Grasso. 

Lo scenario 2 del Financial Times prevede elezioni anticipate: se Renzi subisse una pesante sconfitta, l’Italia si metterebbe sulla rotta di elezioni anticipate che potrebbero aver luogo già all’inizio del prossimo anno. Il ritorno alle urne è stato il grido di battaglia dei partiti populisti che fanno opposizione alle riforme costituzionali, in particolare del Movimento Cinque Stelle e della Lega Nord. Ma anche molti parlamentari nei ranghi del partito democratico preferirebbero avere nuove elezioni piuttosto che sostenere un governo provvisorio impopolare. Renzi – scrive ancora il quotidiano britannico – è il terzo premier italiano consecutivo che non è stato eletto: i suoi predecessori erano Mario Monti ed Enrico Letta. Un quarto episodio potrebbe infiammare ulteriormente l’opposizione populista. Tali elezioni sarebbero per definizione imprevedibili: potrebbero permettere a Renzi di mettere in scena una rapida rimonta, ma potrebbero anche inaugurare un governo guidato dai Cinque Stelle o portare al ritorno del centro-destra.

Scenario 3: Renzi 2.0. Secondo il quotidiano britannico, Renzi, se dovesse essere sconfitto, potrebbe sempre avere un ripensamento sulla sua promessa, ribadita negli ultimi giorni della campagna, di lasciare il suo incarico. Malgrado le sue affermazioni di non voler far parte di qualsiasi vecchio schema, se il risultato del referendum fosse di misura, potrebbe ancora ricevere l’incarico da Mattarella per formare un nuovo governo. Ma questo scenario ha i suoi svantaggi. Le opposizioni accuserebbero Renzi di ignorare la volontà del popolo, danneggiando così le sue possibilità di rimonta. Il mandato sarebbe simile a un governo tecnico: un compito ingrato per un riformista ambizioso come Renzi.

Ultimo e 4° scenario. Il trionfo di Renzi: In caso di vittoria dei sì, il Financial Times spiega che questo non implicherebbe la fine dei rischi politici. L’obiettivo principale del Premier sarebbe quello di rafforzare la sua maggioranza nelle elezioni del 2018, piuttosto che portare avanti nuove grandi riforme economiche. Il Primo Ministro potrebbe anche avere a che fare con tutti i problemi del settore bancario che scatterebbero indipendentemente da una vittoria del sì. Molto probabilmente cercherebbe di negoziare un accordo per cambiare la legge elettorale in collaborazione con Forza Italia di Silvio Berlusconi. Questo allo scopo di limitare il potere dei Cinque Stelle se dovessero vincere al nuovo voto.

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