Piano industria 4.0, sul piatto incentivi fiscali e più investimenti privati

(Teleborsa) – Il Piano Industria 4.0 mobiliterà investimenti privati per 10 miliardi in più. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, presentando a Milano il piano finalizzato al rilancio industriale ed economico del Paese, attraverso interventi su ricerca, innovazione e produttività.

“E’ una sfida culturale, politica oltre che economica”, ha detto il ministro, sottolineando che saranno i privati e gli attori dell’economia a scegliere come e dove investire.

Il piano Industria 4.0 prevede incentivi fiscali per 13 miliardi, che non ricadranno tutti sulla prossima Legge di stabilità e bilancio 2017. Fra gli strumenti predisposti, l’incremento dell’aliquota dell’iperammortamento al 250% dall’attuale 140% per i beni legati alla manifattura 4.0 e la proroga del super ammortamento con aliquota al 140% ad eccezione di veicoli ed altri mezzi di trasporto che prevedono una maggiorazione ridotta al 120%. Sarà poi incrementato il credito di imposta per ricerca e innovazione, portando l’aliquota della spesa interna dal 25% al 50%, con un credito massimo per contribuente da 5 milioni fino a 20 milioni. Sono poi previste detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti in stat-up fino a 1 miliardo di euro.

Il piano prevede 11,3 miliardi aggiuntivi di investimenti in R&S nel periodo 2017-2020 e altri 2,6 miliardi nel volume degli investimenti privati early stage.

Secndo le slide presentate dal Ministro, la logica del piano prevede 5 direttrici: operare in una logica di neutralità tecnologica, intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali, operare sui fattori abilitanti con priorità su banda larga ed aree grigie, orientare su strumenti esistenti per favorire il salto tecnologico e la produttività, coordinare i principali stakeholder senza ricoprire un ruolo dirigista.

Il programma è stato accolto con favore da Confindustria. Il Presidente Vincenzo Boccia ha ricordato che c’è una larga fascia di imprese che è ancora indietro e ha sollecitato un “salto di qualità”. Una indagine condotta da Federmeccanica, inoltre, mette in luce il ritardo delle imprese italiane e rileva che il 36% delle imprese italiane non ha adottato (non-adopters) alcuno degli strumenti di innovazione previsti.  

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