Petrolio, Marsiglia di FederPetroli attende una ripresa. L’Italia? E’ ancora al palo

(Teleborsa) – Il 2017 sarà un anno di ripresa in termini di consumi e di grandi progetti a livello internazionale. E’ quanto prevede Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli Italia, in una lunga intervista in esclusiva per Teleborsa, in cui ha toccato diversi temi, dalla strategia energetica nazionale all’impatto del neopresidente Usa, Donald Trump, sul mercato della produzione di petrolio a livello mondiale, dall’Iran, tornato protagonista dopo un lungo periodo di sanzioni, fino al ruolo delle compagnie petrolifere italiane, ENI in testa.

“Certamente il 2017 è visto da noi come un anno di ripresa, parlo di consumi e di progetti a livello internazionale – ha detto Marsiglia – tuttavia la situazione italiana dell’energia è ancora ferma, a causa di una mancata Strategia Energetica Nazionale da parte del Governo e un’immediatezza nel concentrarsi sulle politiche energetiche da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Il Ministro Calenda ha fatto sapere che sta curando e delineando una nuova SEN, ma purtroppo le nostre aziende non possono più attendere. Questo il motivo di un dirottamento produttivo all’estero, oggi come venti anni fa. L’industria del Petrolio e del Gas, come tutto il mix energetico fuori dall’Italia, è vivo e la ripresa è data non solo da un mercato reale, ma dalla voglia delle aziende e dei Governi di intervenire su una materia che porta diretto beneficio alle casse statali, mentre il nostro Paese si culla su accise e tasse varie sui prezzi dei carburanti, con aggravio sulla Bolletta Energetica delle Famiglie italiane”.

Sulle previsioni del prezzo del barile nel 2017, per il Presidente di FederPetroli Italia “sarà un anno in cui i prezzi del barile caratterizzeranno con estrema volatilità gli investimenti, sarà faticoso fare dei business-plan con oscillazioni così frequenti dei mercati. Le due colonne portanti del mercato saranno, ora più che prima gli Stati Uniti d’America ed il Medio Oriente. Trump è ancora per pochi giorni un’incognita che l’industria del Petrolio mondiale osserva con attenzione.

Assistiamo a variabili geopolitiche diverse: la Libia è in ripresa, come paesi che prima erano in una fase di stallo o per altre problematiche interne, ed oggi sono competitor, intendo Nigeria e Sud-America. La Russia oggi è un paese diverso, ma ancora non è chiaro quale sarà l’orientamento di Mosca. Invece la Penisola Arabica in questi ultimi mesi sta a guardare cosa succede, potendosi permettere un focus particolare e privilegiato come terra Padrona dell’Oro nero”.

Ma l’attenzione del Presidente di FederPetroli Italia si concentra soprattutto sull’Iran, che a suo giudizio “ha sempre rappresentato per l’industria petrolifera un grande Paese ricco di risorse minerarie (petrolio e gas) ancora inesplorate. Certamente il periodo inerente le sanzioni ha limitato qualsiasi tipo di contatto commerciale e di conseguenza ha dettato lo stand-by produttivo di gran parte di compagnie petrolifere presenti nella Repubblica degli Ayatollah. Oggi l’Iran si presenta sul mercato come un Paese cambiato, libero in parte da vincoli sanzionatori ma osservato a 360° per via di una politica interna che ancora oggi non è allineata ai canoni petroliferi mediorientali generali. Non è da sottovalutare – ha evidenziato Marsiglia – che tra circa quattro mesi, l’Iran sarà chiamata alle Elezioni Presidenziali, che per un paese a maggioranza sciita non delinea un periodo di tranquillità interna: già da mesi vi è una forte contrapposizione alla rielezione del Presidente Hassan Rohani, colui che ha fatto da mediatore sull’accordo sul nucleare.

Il regime conservatore di Teheran vede l’attuale Presidente come colui che smascherando gli accordi petroliferi del Regime conservatore di Ahmadinejad, che destabilizzò l’economia petrolifera del Paese, una maggiore risorsa economica dell’Iran. In questi giorni il Paese vive un grande cambiamento politico interno con la morte dell’ex Presidente Aytollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani”.

Quale sarà il ruolo delle Compagnie Petrolifere in questo contesto? “Come FederPetroli Italia porteremo aziende dell’indotto in Iran per meglio stabilire nuovamente dei rapporti di business e cooperazione bilaterale – ha detto ancora Marsiglia. – Accogliamo come un segnale più che positivo l’apertura dell’Iran alla disponibilità di coinvolgere nuovamente alcune compagnie petrolifere internazionali nei nuovi progetti del paese. Certamente il nostro maggior interesse economico e commerciale è sul ruolo che svolgerà ENI in questo ‘gioco’ e quali saranno i progetti dove la nostra compagnia energetica di Stato sarà presente. L’Iran per ENI rappresenta oggi una seconda chance, un inizio di rapporto nuovo, un ‘riproviamoci’ e, questo è da intendersi da ambo le parti. Il Ministero del Petrolio Iraniano ha incluso ENI tra le compagnie petrolifere autorizzate a partecipare alle gare nel paese. Quello che ENI farà, ad oggi, ancora non è chiaro, visto i trascorsi del post Mattei”.

Nel breve termine, “è previsto che l’Iran solo nel periodo 2017-2020, considerato Paese fino a pochi mesi sotto sanzioni e quindi limitato, aumenterà il proprio export di gas naturale di ben sette volte. Il giacimento Offshore South Pars raggiungerà paesi come il Qatar e ad oggi è considerato una delle più grandi scoperte del Golfo Persico. Nel mese di ottobre 2016 in Italia sono transitate nelle diverse raffinerie circa 400 mila tonnellate di greggio iraniano. L’Iran è uno dei paesi membri dell’Opec che negli ultimi mesi ha destabilizzato l’Organizzazione discostandosi dalle politiche di taglio alla produzione di greggio, ritenendo che una politica di maggior produzione avrebbe portato il Paese ai livelli produttivi pre-sanzioni”, ha concluso il Presidente di FederPetroli Italia.

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