Nel 2016 Italia in deflazione. Non accadeva dal 1959: consumatori e coltivatori in allarme

(Teleborsa) – L’allarme deflazione non molla la presa sull’Italia. Se è vero infatti che i prezzi al consumo hanno mostrato un recupero a dicembre, è anche vero che, nel 2016 i prezzi registrano una variazione negativa (-0,1%). Cosa che non accadeva dal lontano 1959 (quando la flessione fu pari a -0,4%).

Che serva un cambio passo, sembra evidente, ma è “anche evidente come siano necessari investimenti per rilanciare l’occupazione e far ripartire l’economia”. E’ quanto auspicano Federconsumatori e Adusbef che alla luce di questo dato esprimono la propria preoccupazione per i primi segnali che  giungono in merito ad aumenti importanti dei prezzi di carburanti, autostrade, energia elettrica e gas” e quindi ritengono necessario “che il Governo metta in atto capillari controlli per evitare che si inneschino intollerabili meccanismi speculativi a spese dei cittadini”

Inoltre le due associazioni per voce dei loro presidenti “invocano azioni concrete che restituiscano prospettive al Paese e che aprano una nuova fase di sviluppo” spiegano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Per i consumatoti resta “fondamentale varare un Piano Straordinario per il Lavoro che dedichi risorse e investimenti per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo tecnologico; che si impegni per realizzare modernizzare le infrastrutture, che realizzi un piano di messa in sicurezza antisismica e che disponga linee precise per la valorizzazione e qualificazione dell’offerta turistica. Secondo i calcoli dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori se il tasso di disoccupazione si attestasse ai livelli pre-crisi la capacità di acquisto delle famiglie aumenterebbe di circa +40 miliardi di Euro l’anno, cosa che contribuirebbe significativamente al rilancio dell’economia”.

La deflazione poi “ha effetti devastanti anche nelle campagne dove i prezzi riconosciuti agli agricoltori crollano mediamente di circa il 6% nel 2016 ed in alcuni casi come per il grano non coprono neanche i costi di produzione”. E’ quanto emerge da un’ analisi della Coldiretti divulgata dopo la diffusione dei dati ISTAT.

Gli agricoltori nel 2016 – sottolinea la Coldiretti – hanno dovuto vendere più di tre litri di latte per bersi un caffè o quindici chili di grano per comprarsene uno di pane ma la situazione non è migliore per le uova, la carne o per alcuni prodotti orticoli. Nonostante il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli in campagna sugli scaffali i prezzi dei beni alimentari sono aumentati dello 0,2 % nel 2016 anche per effetto delle speculazioni e delle distorsioni di filiera nel passaggio dal campo alla tavola. Ad incidere è anche il flusso delle importazioni selvagge che fanno concorrenza sleale alla produzione nazionale perché vengono spacciati come Made in Italy per la mancanza di indicazione chiara sull’origine in etichetta per tutti i prodotti, anche se per il 2017 sono in arrivo importanti novità per il latte, i formaggi e la pasta Made in Italy.

La deflazione è strettamente collegata con la stagnazione dei consumi con il 2016 che si chiude con il segno meno per la spesa alimentare domestica delle famiglie, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea. Si stima una riduzione degli acquisti di cibo e bevande dell’1% rispetto al 2015 frutto di dinamiche eterogenee tra i diversi comparti, tra cui si segnalano cali, anche di una certa intensità, per le carni (-6%), i salumi (-5%) il latte e derivati (-4%) e oli e grassi e vegetali (-2%), solo in parte compensati da un incremento degli acquisti di prodotti ittici (+3%) e della frutta (+2%)

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