Mobilità, sottoscritta l’intesa Miur-sindacati che aggira la “Buona Scuola”

(Teleborsa) – Spariscono le fasi di presentazione delle domande, per fare spazio ad un’unica “finestra” temporale durante la quale tutti i docenti potranno o dovranno presentare domanda di trasferimento. Cambierà la tabella di valutazione dei titoli posseduti, con la probabile successiva equiparazione del servizio pre-ruolo a quello di ruolo. 

Per le sedi di destinazione, si introduce la possibilità di esprimere fino a 15 preferenze, una parte riguarderanno le singole scuole e l’altra gli ambiti territoriali. Inoltre, si è stabilito che il 60% dei posti vacanti sarà assegnato alle nuove assunzioni, il 30% alla mobilità, il 10% alla mobilità professionale.

Viene data la possibilità di presentare domanda di trasferimento indipendentemente dagli anni in cui i docenti sono rimasti in ruolo nella provincia in cui insegnano. Diventeranno comunicanti gli ambiti territoriali e la titolarità su scuola. Tra i punti che occorreva scardinare con l’accordo sulla mobilità, invece rimasti intatti, ci sono poi la valutazione del servizio nella scuola paritaria e il blocco di cinque anni sull’insegnamento del sostegno.

“Questa intesa conferma quanto sostenuto sempre dall’Anief sulla mobilità – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – ovvero che sugli ambiti territoriali e sui paletti temporali imposti a neo-assunti e personale già di ruolo introdotti con la Legge 107/15 erano e rimangano un vero affronto verso centinaia di migliaia di docenti. Con questo accordo di massima assistiamo ad un minimo avvicinamento a quella libera circolazione dei lavoratori sul territorio, da noi indicata, nel rispetto delle leggi vigenti, a tutela del ricongiungimento, qualora vi fossero le condizioni, alla propria famiglia”. Secondo noi, ha concluso il sindacalista, “pur ravvisando dei miglioramenti, l’accordo raggiunto oggi rappresenta infatti solo un passo in avanti, ma non certo la vittoria finale contro le norme ingiuste e discriminanti, focolaio di tensioni tra il personale, introdotte con la cosiddetta Buona Scuola del 2015”.

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