L’impatto di Trump sui tassi d’interesse statunitensi – Report UBP

(Teleborsa) – La vittoria elettorale di Donald Trump ha alimentato l’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine. Anche se i piani di stimolo fiscale del nuovo presidente probabilmente incoraggeranno la crescita degli Stati Uniti e spingeranno l’apprezzamento del dollaro, per come stanno le cose ora, i tassi a lungo potrebbero smettere di salire.

“I tassi a lungo termine erano già in crescita quando Donald Trump è stato eletto, ma da allora hanno visto un’impennata”, spiega Christel Rendu de Lint, Head of Fixed Income di Union Bancaire Privée – UBP.

Nel suo primissimo discorso da presidente, il candidato repubblicano ha riaffermato le caratteristiche principali della sua politica economica: stimoli fiscali (tagli alle tasse, aumento della spesa pubblica) e tendenze verso il protezionismo. Se il commercio globale rallentasse, aggiunge Rendu de Lint, “l’offerta potrebbe essere colpita e l’inflazione potrebbe crescere, ma l’impatto potenziale è difficile da stimare in assenza di qualsiasi proposta chiara. In questa fase non si sa quali accordi commerciali potrebbero essere messi in discussione dalla nuova amministrazione”.

Sulla base dei dati attuali, “pensiamo che questa forte corsa per i tassi a lungo termine possa finire. Il mercato ha già rivisto le proprie previsioni sui rialzi dei tassi da parte della Fed da adesso al 2018, passando da almeno due a più di quattro”. Secondo le stime, stimoli fiscali che aggiungono un 1% alla crescita solitamente portano a un aumento dello 0,25% del tasso d’interesse reale naturale. “Riteniamo che la Fed sarà limitata nelle sue azioni dal rialzo del dollaro, che acquisirà il ruolo di variabile di aggiustamento”.

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