La Manovra viaggia in un sentiero stretto fra revisione crescita e incognita flessibilità

(Teleborsa) – La manovra avrà una portata di 15-20 miliardi di euro, di cui 15 servono solo per disinnescare le clausole di salvaguardia (aumento di IVA, accise ecc.), le misure sulle pensioni e le misure già prese per l’industria 4.0.

Sono questi i numeri che anticipano la portata della nuova Legge di stabilità 2017, sulla quale i tecnici stanno lavorando, ma il sentiero è piuttosto stretto per il governo, che sta considerando una serie di risorse (voluntary disclosure e spending review), alcuni rinvii (IRPEF) e, soprattutto, sta facendo i conti con un debito pubblico su un nuovo record storico e stime di crescita più modeste per l’Italia. 

Solo qualche giorno fa, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ospite a Porta a Porta di Bruno Vespa, ha confermato che le previsioni di crescita del PIL saranno riviste al ribasso, poiché l’economia italiana “sta crescendo, ma non così velocemente come vorremmo vedere”. Poi, Confindustria ha formulato ieri una stima di crescita di appena lo 0,7% quest’anno e lo 0,5% il prossimo, ma il Ministro ha replicato che le stime del governo saranno migliori.  

In questo scenario, grande attenzione è rivolta agli “attivi” del bilancio pubblico: una prima fonte è la Voluntary disclosure bis, ossia alle cifre corrisposte per il rientro di capitali dall’estero, che ha fruttato l’anno scorso 4 miliardi, ma quest’anno realisticamente potrebbe portare in cassa al massimo 2-3 miliardi nelle aspettative del MEF; la seconda e più corposa voce di entrata sarebbe la Spending review, che potrebbe portare in bilancio 5 miliardi, mediante taglio di spese non necessarie e che non intaccano i servizi (condizione importante anche per la credibilità del governo in vista del referendum); s parla poi della cosiddetta Web tax, ossia la tassazione delle multinazionali che operano su Internet come Google, Amazon ed altri, che potrebbe fruttare circa 3 miliardi di euro. 
 
Poi, ci sarebbe il ben noto discorso legato alla flessibilità in bilancio, riconosciuta dall’UE: anche quest’anno il governo punta ad ottenere un margine di 0,5-0,6 punti, che consentirebbe all’Italia di far salire il rapporto deficit/PIL dall’1,8% previsto per il 2017 al 2,3%-2,4%. In soldoni, questo garantirebbe risorse aggiuntive per circa 8-10 miliardi.

Quanto ai capitoli di spesa, sempre Padoan ha già preannunciato che il taglio dell’IRPEF sarà rinviato a tempi migliori, anche se si cercherà di abbassare ancora la pressione fiscale che resta troppo alta, mediante agevolazioni fiscali. Ci sono poi in ballo il taglio dell’Ires ed il sostegno alle pensioni sotto i mille euro, oltre al prolungamento del super-ammortamento del 140% degli impianti delle imprese. Tutte voci che hanno un costo e un diverso impatto sulla popolarità dell’esecutivo.

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