Etiahd a novembre proprietaria di Alitalia…sempre giocoforza assieme a “Terzi”

(Teleborsa) – Etiahd uscita dalla porta rientrerà dalla finestra in novembre come proprietaria di Alitalia, anche se necessariamente assieme a terzi. Non è affatto escluso, anzi probabile, vista la situazione generale insieme a requisiti e vincoli indicati nel bando disposto dai tre Commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari che hanno tracciato il profilo di chi tra qualche mese potrebbe diventare il nuovo acquirente di Alitalia.

Un profilo, sembrerebbe, ritagliato come un eccellente abito cucito su misura appunto per Etiahd. Come dire, pressoché perfetto, salvo eventuali rifiniture dell’ultimo momento, per il vecchio gestore che era stato per così dire “messo a terra” dal No dei lavoratori lo scorso aprile. E se quello che aleggia solo come un sospetto si confermasse realtà, potrebbe dimostrare come l’intera gestione commissariale sia stata allestita con lo scopo di cancellare nel modo più indolore e convincente possibile proprio l’esito di quel NO che ha provocato tanto disappunto e malumore nell’establishment, Governo compreso. Per riportare, come nel vecchio gioco dell’Oca, le pedine sulla casella del via.

Ma perché proprio Etiahd, che in ogni caso da “sola”, proprio per le di nuovo confermate regole europee, non poteva né po’ acquisire oltre il 49% del capitale di una compagnia aerea Ue, pena la decadenza di tutti i benefici appunto per l’appartenenza all’Unione. Tutto sarebbe pronto per sostenere quel 51% italiano e/o europeo necessario, magari, in caso estremo, con intervento diretto, se pur, piccolo dello Stato.

Forte del suo 49% di quote di quella che era la nostra compagnia di bandiera e di una rilevante liquidità disponibile, Etiahd non è riuscita nel risanamento annunciato, perdendo anzi una vera montagna di denaro, qualcosa, si dice, attorno al miliardo di euro. Operazione che, tra l’altro, compiuta analogamente a favore anche di Air Berlin, ha portato in serie difficoltà economiche la stessa casa madre di Abu Dhabi, creando le condizioni per il siluramento del suo onnipotente CEO James Hogan, al tempo stesso vicepresidente di Alitalia. Proprio per il fallimento della sua politica a favore dell’inserimento di compagnie europee nella galassia del dell’impero emiratino, che aveva mandato su tutte le furie il 54enne Mohammed Bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu dhabi e proprietario di Etiahd.

Etiahd in “pole position” innanzi tutto perché la aerolinea del Golfo non è assolutamente disposta a considerare gettata nel cestino la montagna di denaro sborsata. Oltretutto ben conoscendo, anzi UNICA a conoscere il mai depositato bilancio del 2016 e, dunque, la vera realtà economica dell’azienda. E poi perché i conti di Alitalia, al momento, soprattutto per gli introiti dovuti ai biglietti venduti per i voli dagli eccellenti tassi di occupazione, non sarebbero nella realtà affatto disastrati.

Ma andiamo per ordine, ricordando, dunque, i “paletti” annunciati dai tre Commissari nei giorni scorsi per giungere al traguardo delle “offerte vincolanti” da presentare entro il prossimo 2 ottobre. Preferibilmente per l’acquisizione in unica soluzione, ricorrendo al cosiddetto “spezzatino” nel caso di primo insuccesso.

Nella fase di raccolta delle manifestazioni d’interesse non vincolanti, i commissari hanno individuato le “offerte robuste”, quelle più facilmente in grado di trasformarsi in offerte definitive, soprattutto nel contesto di “tipo” di cessione preferito. E il bando appena pubblicato non può che essere stato “pensato” appunto per cercare di andare il più possibile  incontro alle condizioni desiderate dagli acquirenti più accreditati.

Le offerte potranno riguardare Alitalia nella sua interezza; oppure il singolo lotto “aviation”, comprensivo di tutte le attività di volo e le manutenzioni; o il lotto “handling”, relativo ai servizi ai passeggeri direttamente prestati nelle sedi aeroportuali. Il bando, a scanso equivoci, precisa anche che “Saranno considerate preferibili, in caso di sostanziale parità di condizioni complessive di offerte, quelle che avranno ad oggetto il Lotto Unico”. 

Non mancano, naturalmente, i requisiti minimi che prevedono la partecipazione a offerte di società o cordate con nei tre precedenti esercizi un fatturato lordo di almeno un miliardo di euro, oppure che nell’ultimo esercizio abbiano avuto un patrimonio netto di almeno 250 milioni di euro. Requisiti più bassi, ovviamente, per offerte che riguardino il lotto “Handling”, dove si prevede un fatturato di 50 milioni o di 25 milioni di patrimonio netto.

Le scadenze per la procedura, come si sa, che vanno dal 7 agosto al 15 settembre, riguardano l’invio delle manifestazioni di interesse. Manifestazione di interesse che, anche in base all’accesso della seconda “data room”, dovranno necessariamente trasformarsi entro il 2 ottobre in offerte vincolanti, per poi divenire definitive dopo “eventuale negoziazione di miglioramento” entro il 5 novembre. Nella settimana 6-12 novembre si dovrebbe così conoscere il nuovo proprietario di Alitalia.

Ma perché “spezzatino” del personale si e della flotta no, vien da chiedersi? Il primo andrebbe incontro alle esigenze delle low cost tradizionali (Ryanair ed easyJet), ma non il secondo. Inimmaginabile che Ryan ed easy abbiano intenzione di dedicarsi di colpo ai collegamenti intercontinentali, oltretutto con flotta abbastanza etereogenea abituati come sono a quelle “standardizzazioni” che offrono consistenti economie di esercizio. Norwegian, che da parte sua ha già deciso di dedicarsi a quel genere di servizio, ha scelto i propri aerei (modelli diversi da quelli da AZ) ed è perfettamente attrezzata. Un modo quindi per render alle low cost “difficile”, se non impossibile, l’acquisto.

Escludendo i low cost, rimarrebbero i grandi gruppi internazionali. Lufthanza non ha mai mostrato reale interesse per la compagnia italiana, soprattutto per il veto dei suoi sindacati. British Airways con il gigantesco Gruppo IAG di cui fa parte, non si è mai detta neppure lontanamente interessata. Air france-KLM, già diverse volte “escluse dall’affare Alitalia” per questo e questo motivo, sono ora impegnate a importante ampliamento di Alleanze che coinvolgono le americane Delta Air Lines e Virgin, oltre al vettore orientale China Eastern.

E Alitalia come potrebbe oggi rientrare nei programmi dei cugini d’oltralpe, soprattutto ora che il Presidente Macron è così risoluto nel nazionalizzare i cantieri navali di Saint Nazaire? Davvero poco probabile, anche se le sorprese, si sa, son sempre pronte, nascoste proprio dietro l’angolo di casa.

Rimane così Ethiad, comprensibilmente “attaccata” a quel miliardo già speso e oggi, almeno apparentemente, gettato alle ortiche, ben duro da digerire! Ma come potrebbe fare la compagnia del Golfo ad aggirare la norma europea del 49% che, nonostante i tentativi italiani di abrogazione, è rimasta salda quanto mai? Semplice, sempre con l’aiuto di accondiscendenti partners terzi, come fece nel passato non lontano, servendosi magari anche di più d’uno degli “storici capitani coraggiosi” ancora superstiti in CAI-Alitalia protagonisti di un clamoroso naufragio anziché del salvataggio e poi “resuscitati” tra i proprietari di SAI-Alitalia assieme proprio agli emiratini di Abu Dhabi! Incredibile “puzzle”!!!

E la dichiarazione quasi a mezza bocca del Ministro dei Trasporti Delrio di non molto tempo addietro con cui aveva precisato un possibile ma parziale intervento dello stato nella vicenda Alitalia non poteva forse voler dire che qualcosa stesse “bollendo in pentola”?

I “pensieri” vanno poi a Luigi Gubitosi, che nei giorni che precedevano la sua nomina a Presidente operativo di Alitalia al posto di Luca di Montezemolo era stato protagonista di un “viaggio lampo” ad Abu Dhabi. Poi la situazione precipitò con il NO del Referendum dei lavoratori e giunse il Commissariamento. Guarda caso con Luigi Gubitosi tra i Commissari, e decisamente, in apparenza, su un gradino più in alto degli altri due. Ethiad, salvo improbabili sorprese, dovrebbe proprio dormire sonni tranquilli.

 

 

 

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