Eni, il maxi giacimento di gas in Egitto fu una vittoria di Descalzi e ne va orgoglioso

(Teleborsa) – Il numero uno dell’Eni, Claudio Descalzi, parla con grande orgoglio della scoperta del giacimento di gas naturale in Egitto, l’ormai famoso pozzo Zohr, avvenuta nell’estate del 2015. L’Ad della società del Cane a sei zampe, non riuscendo a dissimulare una certa emozione per questa scoperta, la più grande di sempre, consegna i suoi ricordi alle pagine del New York Times.

Il giacimento, situato nel Mar Mediterraneo, 120 miglia al largo delle coste egiziane, in un area in cui già la concorrente Royal Dutch Shell aveva fallito una decina di volte, ha rappresentato quasi una scommessa per Descalzi, per i suoi esperti e per l’Eni. La società ha investito sul progetto esplorativo 70 milioni di dollari senza molte certezze. Eppure, l’Ad ha confessato di aver lasciato che l’attività di perforazione proseguisse perché “i suoi geologi erano convinti che la Shell e gli altri competitors avessero perso qualcosa di grande”.

“E’ stato un momento molto emozionante”, ha ricordato Descalzi, che ha fatto dell’attività di esplorazione di petrolio e gas un fattore cruciale per la sopravvivenza e la crescita del gruppo, investendovi 450 milioni di dollari dal suo insediamento nel 2008. Il manager ritiene infatti che “se una compagnia petrolifera non sostituisce il petrolio e il gas che produce e vende, non cresce” e che fra l’acquistare altre società e l’investire in proprio, la seconda alternativa “è più conveniente e offre payoff maggiori in caso di successo”.

Secondo la società di ricerca Wood Mackenzie, Eni è diventata, negli ultimi dieci anni, una delle principali compagnie petrolifere internazionali per volumi scoperti e vanta i costi più bassi di scoperta (meno di 1 dollaro per barile), un fattore di grande competitività.

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