Dl banche, dal Senato via libera alla fiducia. Ora si va alla Camera

(Teleborsa) – Il Governo incassa la fiducia del Senato sul dl banche. Il via libera di Palazzo Madama è arrivato con 157 voti favorevoli e 108 voti contrari.

La fiducia si è resa necessaria per consentire anche alla Camera di votare il decreto che dovrà essere convertito in legge entro il 21 febbraio prossimo, pena la decadenza. La palla passa ora alla Camera per la seconda lettura, con la discussione che si aprirà il 13 febbraio. Varato dal Governo sull’onda del fallimento sul mercato dell’aumento di capitale di MPS, il provvedimento è volto a risolvere le crisi bancarie senza impatto sui risparmiatori e correntisti, a tutela del risparmio e compatibilmente con quanto previsto dalla normativa europea del bail-in.

L’intervento si concretizza nell’istituzione del Fondo da 20 miliardi, inizialmente stanziato per il salvataggio di MPS, ma da usare anche per altre banche in difficoltà.

Tra gli emendamenti bocciati quello sulle popolari che mirava ad alzare la soglia di attivi oltre la quale scatta l’obbligo di trasformarsi in S.P.A.. Dopo che il Consiglio di Stato ha bloccato la Riforma delle popolari e ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale, l’Esecutivo ha deciso di attendere la sentenza della Consulta.

Dichiarato inammissibile l’emendamento Ryder Cup. L’emendamento che ha suscitato una bagarre tra le opposizioni, prevedeva una fideiussione di 97 milioni di euro per il finanziamento del torneo di golf. Bocciato quello relativo alla lista dei 100 maggiori debitori insolventi mentre passa quello relativo alla relazione quadrimestrale del MEF al Parlamento sui profili di rischio. 

Il Tesoro dovrà fare una relazione quadrimestrale in Parlamento sulle istanze presentate e gli interventi pubblici effettuati indicando anche “l’ammontare delle risorse erogate e le finalità di spesa”. Nella relazione dovranno essere i fornite anche le informazioni relative “ai profili di rischio e al merito di credito, riferite alla data nella quale sono stati concessi i finanziamenti, dei soggetti nei cui confronti l’Emittente vanta crediti, classificati in sofferenza, per un ammontare pari o superiore all’1% del totale patrimonio”.

Approvato l’emendamento relativo al tetto agli stipendi dei manager delle banche, nel caso in cui lo Stato corra in salvataggio dell’Istituto in difficoltà. Il MEF potrà decidere una “limitazione della retribuzione complessiva dei membri del consiglio di amministrazione e dell’alta dirigenza”, oltre alla “revoca o sostituzione dei consiglieri esecutivi e del direttore generale” in carica.

Promossi anche gli emendamenti che prevedono che fino al 31 maggio, i risparmiatori possano chiedere il rimborso forfettario alle quattro good banks, le banche salvate un anno fa e messe in vendita dal Governo.

Si amplia anche il numero di persone che possono richiedere i rimborsi (potranno fare domanda anche il convivente more uxorio e i parenti entro il secondo grado, oltre al coniuge ed i parenti di primo grado). Passa anche la modifica che prevede che “il servizio di assistenza agli investitori nella compilazione e nella presentazione dell’istanza di erogazione dell’indennizzo forfettario sarà gratuito” senza nessun onere da versare alle banche che “non possono richiedere, all’investitore che faccia domanda di presentazione dell’istanza, il pagamento o l’addebito di oneri o commissioni, sotto qualsiasi forma”.

Via libera anche alle norme sull’educazione finanziaria. Una “strategia nazionale per l’educazione finanziaria assicurativa e previdenziale”. La norma prevede che il Governo trasmetta al Parlamento entro sei mesi le linee guida della strategia che sarà coordinata da un Comitato che resterà in carica per tre anni.

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