Bregret: il “regret” per aver votato “sì” alla Brexit

Dopo il referendum sulla Brexit, arriva il Bregret, ovvero il “rimpianto” per aver votato “sì” all'uscita del Regno Unito dall'Europa

Bregret, un gioco di parole che però, di divertente, ha davvero poco: dopo il referendum dello scorso 23 giugno che ha sancito la Brexit, ovvero l’uscita del Regno Unito dall’Europa, ci sono stati malesseri e malumori da parte dei cittadini inglesi. Fino ad arrivare a un vero e proprio rimpianto, “regret” appunto, per la decisione presa dentro la cabina elettorale. La prova? Il sondaggio condotto da YouGov, secondo il quale ben il 45% del popolo britannico vorrebbe tornare indietro sulla sua scelta e ritrattare il suo voto, contro il 43% che, invece, conferma il suo assenso alla Brexit.

Torniamo a dieci mesi fa: gli inglesi, e tutto il mondo insieme a loro, sono andati a dormire con una certezza piuttosto chiara, ovvero che la Brexit non ci sarebbe stata viste le proiezioni e la sensazione comune di una confermata volontà di rimanere in Europa, che sembrava si respirasse oltremanica. Al risveglio, invece, la “brutta” sorpresa, o quanto meno inaspettata: il popolo inglese si era spaccato totalmente a metà, ma il “sì” aveva vinto con un risicato 41,9%, contro il 38,1 del fronte del “no”. La sterlina crolla subito, ma poi i presagi di una crisi imminente per l’uscita di scena del regno di Elisabetta II dai palcoscenici europei non si sono mostrati. Non subito, almeno.

Le prime conseguenze si sono viste nel campo dell’occupazione: “manca la forza lavoro” denunciano i settori dell’agricoltura, dove quasi la metà delle aziende non hanno operai da assumere, in genere numerosi per la fluente immigrazione nel Regno Unito. Anche il settore sanitario è nel panico, visto che oltre il 10% dei dipendenti minaccia di lasciare il Paese. E ora? Ci si mette anche Deutsche Bank, che, in caso di “hard Brexit” e l’uscita definitiva anche dal mercato e dall’unione doganale, minaccia di spostare oltre 4000 dipendenti dalla City ad altre sedi.

Il Bregret per il referendum si estende anche al mercato automobilistico: nonostante a marzo abbia registrato un aumento dell’8,4%, le nuove tasse doganali potrebbero dare una forte scossa negativa all’export del settore. Per ora, Theresa May rassicura i produttori di veicoli, promettendo una protezione di riguardo nei loro confronti e, intanto, continua la sua cavalcata verso il voto anticipato. Paura che il Bregret si diffonda oltre?

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