Banco Bpm Spa: fusione fatta. Nato il terzo polo bancario italiano

(Teleborsa) – Anche Popolare di Milano dice “si” e nasce così ufficialmente il terzo polo bancario italiano. Un colosso da circa 4 milioni di clienti. La fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano è infatti cosa fatta. I voti assembleari di Verona, dove si è assistito a un vero e proprio plebiscito con 23.683 favorevoli e solo 118 contrari, e del capoluogo lombardo hanno sancito l’ok alla fusione e alla trasformazione in Banco Bpm Spa. All’annuncio un grande e lungo applauso si è levato dalla sala dei lavori tenuti in uno spazio della Fiera Milano, a Rho, presenti in più di 9 mila. L’assise dei soci, iniziata intorno alle 9.30, è durata quasi 7 ore.

E se in Veneto l’entusiasmo era alle stelle con l’Amministratore delegato Pier Francesco Saviotti che aveva parlato di “un sogno che si avvera”, ben diverso era l’umore dei soci milanesi, specie in particolare nel gruppo soci pensionati decisamente contrari alla fusione. Una contrarietà fino all’ultimo dall’esito incerto, risolta dal voto con 7.314 favorevoli e 2.731 i contrari.

Senz’altro decisivo l’intervento dell’Ad Bpm, Giuseppe Castagna, sottolineando che si trattava “di un salto con cui vi chiediamo di guardare al futuro e non al passato”, ricordando che, da sola, Bpm sarebbe un bocconcino prelibato per i fondi e le banche estere. Ed ha poi  aggiunto: “Il mantenimento dell’identità e la continuazione di una tradizione centocinquantennale, state sicuri che se vengono da fuori a mettere le mani su Bpm ce li possiamo scordare”. Una fusione, come ha ricordato Castagna, che sarà presente per il 77% dei suoi sportelli nelle 4 regioni sulle 10 più forti in Europa.

La fusione, per essere approvata e diventare operativa, aveva la necessità del voto favorevole dei due terzi dei presenti. Ma in apertura dei lavori, Nicola Rossi, Presidente del Consiglio di sorveglianza della Bpm, era stato di fatto il portavoce dei “contrari”, invitando tutti a prestare attenzione “i principali fattori di rischio dell’operazione che possono condizionare l’attività della capogruppo, relativi sia alla fusione che al soggetto aggregante”. 

Appoggio all’operazione, da Verona, è avvenuto anche dalla Fondazione Cariverona, intanto salita dallo 0,5% allo 0,76% del capitale del Banco Popolare. A rappresentare la Fondazione, che è anche primo socio italiano di UniCredit, è stato il Direttore generale, Giacomo Marino, che aveva definito l’operazione come “la nascita di un grande polo Bancario che andrà ad occupare una posizione di rilievo nel sistema bancario nazionale frutto dell’unione di due Banche di antica tradizione, che hanno sempre operato sui territori più vivaci ed economicamente più dotati del Paese”.

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