Allarme Confartigianato: ripresa fragile, in nove anni persi oltre 500 mila occupati

(Teleborsa) – C’è un’Italia che corre e un’Italia che frena. Gli artigiani e le piccole imprese si sforzano di agganciare la ripresa con numeri di tutto rispetto. Nel 2016, sono nate 319 imprese artigiane al giorno. Sempre lo scorso anno, le piccole imprese hanno esportato nel mondo 117,4 miliardi di prodotti (1,5 miliardi in più rispetto al 2015). In innovazione i piccoli imprenditori spendono 5 miliardi l’anno, 6.600 euro per addetto (il 6,5% in più rispetto alla media di tutte le imprese).

Quanto a produttività, in 3 anni le piccole imprese manifatturiere hanno fatto meglio delle grandi imprese italiane e delle piccole aziende tedesche: la produttività è aumentata del 10,7%, rispetto al +1,6% delle grandi aziende italiane e al +0,8% delle piccole imprese tedesche.

Ma a fronte di questi primati positivi delle piccole imprese c’è un’Italia di record negativi che rallenta la loro corsa verso la ripresa.

E’ la fotografia scattata dal Rapporto che Confartigianato ha presentato oggi, 20 Giugno, alla propria Assemblea. 

A intralciare il cammino dei piccoli imprenditori sono le zavorre monitorate da Confartigianato in 13 ambiti e che confinano l’Italia al 50° posto della classifica mondiale per le condizioni favorevoli a fare impresa.

A cominciare dal fisco: nel 2017 il carico fiscale arriva al 43% del PIL. In pratica paghiamo 24,3 miliardi di tasse in più rispetto alla media europea. Soltanto la Francia ci supera con il 47,5%. Per le piccole imprese il prelievo maggiore si registra nei Comuni più inefficienti: tra IMU, TASI e addizionale IRPEF un piccolo imprenditore paga 4.373 euro l’anno.

Sulla competitività delle imprese, poi, pesa il cuneo fiscale sul costo del lavoro dipendente, pari al 47,8%, vale a dire 11,8 punti superiore al 36% della media Ocse.

Siamo tra i peggiori d’Europa anche per la tassazione sull’energia: è pari al 2,8% del Pil, superiore di 0,9 punti rispetto alla media Eurozona.

Record negativo inoltre per il prezzo del gasolio pagato dalle imprese: con 1,128 euro al litro è il più alto dell’Eurozona.

Passando ad un altro fattore di produzione, l’energia elettrica costa alle piccole imprese il 25,6% in più rispetto alla media delle imprese europee.

Siamo maglia nera nell’Eurozona anche per le tariffe della raccolta rifiuti che negli ultimi 5 anni sono aumentate del 18,7% rispetto al + 7,9% della media Ue.

Le cose non vanno meglio per il credito: nel 2016 i finanziamenti alle imprese artigiane sono diminuiti di 2,7 miliardi (-5,9%) e addirittura, rispetto al 2011, il calo è stato di 13,5 miliardi (-24,3%).

Allarme Confartigianato: ripresa fragile, in nove anni persi oltre 500 mila occupati
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