Alitalia a rischio nonostante il piano. Preoccupano gli esuberi e il costo dei nuovi aerei

(Teleborsa) – I sindacati di Alitalia hanno proclamato uno sciopero unitario per il personale per prossimo 5 aprile. E’ questo quello che è stato deciso dalle parti sociali dopo l’incontro tra sindacati e azienda che si è tenuto stamane 17 marzo. Nell’incontro, l’Amministratore Delegato della compagnia aerea, Cramer Ball, ha presentato i dettagli del piano industriale approvato dal CdA lo scorso 15 marzo. Un piano che, a dire dell’azienda, individua una serie di misure per aumentare i ricavi e ridurre i costi, con l’obiettivo di tornare all’utile entro la fine del 2019. Mentre si attende il cambio della guardia alla presidenza tra Luca Cordero di Montezemolo e Luigi Gubitosi.

“Alitalia ridurrà i costi di 1 miliardo di euro entro il 2019 e la maggior parte del risparmio – due terzi – verrà da costi non legati a quello del lavoro mentre un terzo sarà legato al lavoro e alla produttività.

Solo con il ritorno alla profitto, nel 2019, Alitalia potrà riprendere a crescere anche grazie all’ingresso in flotta di sei nuovi aeromobili di lungo raggio, ovvero tra il 2019 e il 2021. Aerei che si aggiungeranno ai due già previsti nel 2017 e nel 2018. La Compagnia prevede inoltre di potenziare il lungo raggio con l’apertura di 10 nuove rotte tra il 2017 e il 2021 e di assumere fino a 500 nuove persone fra piloti ed assistenti di volo dal 2019.

Un “piano”, esuberi di personale a parte, tuttavia di non semplice attuazione anche per l’obiettivo “lungo raggio”, della cui necessità tutti ormai sono da tempo fermamente convinti. I prezzi dei velivoli intercontinentali di nuova generazione che abbiano “costi di esercizio” economicamente favorevoli sono infatti elevati. Basti pensare che un Boeing 777, a seconda della versione, costa mediamente tra i 260 e i 300 milioni di dollari, mentre un Airbus A330-200, il più economico tra i jet a fusoliera larga, varia tra i 229 e i 250 milioni di dollari. Boeing 777 e Airbus A330 sono i due modellai momento  in forza ad Alitalia per il “lungo raggio”.

Sempreché Alitalia non intenda rivolgersi al mercato dell’usato che offre, è vero, “molte occasioni”, ma quasi sempre aerei “datati” dai consumi elevati e di conseguenza non certo di favorevole gestione riguardo l’economia di esercizio.

Il piano industriale – spiega l’azienda – contiene misure importanti relative al costo del lavoro, quali una riduzione del personale e l’accordo su un nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, necessarie per rendere la struttura dei costi di Alitalia più competitiva.

Il piano prevede una riduzione dell’organico che riguarderà fino a 2.000 posti di lavoro, ovvero una riduzione del 51% del personale degli uffici e del 20% per il personale operativo a terra. La compagnia aerea impiega attualmente 12.500 persone in Italia e all’estero.

Secondo il numero uno di Alitalia, Cramer Ball: “le misure relative al personale sono dolorose, ma necessarie, insieme alla riduzione di altri costi operativi, per stabilizzare la situazione finanziaria della Compagnia e a garantirne la sostenibilità di lungo termine. Questi cambiamenti sono essenziali se vogliamo competere in modo efficiente in un mercato del trasporto aereo europeo che è caratterizzato da una spietata concorrenza. Insieme ai sindacati e con il sostegno del governo italiano, lavoreremo, come è giusto e doveroso che sia, per cercare il modo per ridurre al massimo l’impatto sociale del piano sul personale coinvolto”.

Non sono dello stesso parere i lavoratori e le parti sociali che, per tutta risposta, hanno deciso di incrociare le braccia per protestare contro un piano che “non è di sviluppo, ma solo con un forte ridimensionamento dell’occupazione, dei salari e della flotta”.

Intanto, il Governo, come promesso, ha convocato i vertici dell’Alitalia e i sindacati di categoria. L’incontro si terrà lunedì 20 marzo al MISE per cercare trovare un accordo tra le parti in quella che sembra una storia senza fine

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