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La longevità e l'insostenibilità del sistema pensionistico retributivo

Beniamino Piccone

LA FINANZA PER TUTTI Beniamino Piccone Docente di Sistema Finanziario presso LIUC - Università Cattaneo. Private banker , private banker presso Nextam Partners. Non si può essere sempre d'accordo. Anzi. E' dal confronto e dalla dialettica che nascono e fioriscono le idee migliori Dubbi o perplessità? SIETE INVITATI A SCRIVERCI

La longevità e l’insostenibilità del sistema pensionistico retributivo

Tempo fa il presidente dell’Inps Tito Boeri ha sostenuto che avere una pensione alta dopo aver versato pochi contributi non è un diritto acquisito. Parole sante.

La stampa, dopo la pessima sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco dell’indicizzazione delle pensioni sopra un certo livello, ha dedicato pagine e pagine al sussidio che i contribuenti danno ai pensionati retributivi (46 miliardi all’anno, una bella somma che potrebbe d’emblée risanare il bilancio pubblico).

L’Italia è il paese più longevo dell’Unione Europea con la maggiore percentuale (5,5) di ultraottantenni. Secondo le proiezioni pubblicate da Eurostat, il nostro paese arriverà nel 2060 al 14,9%. La speranza di vita in Italia è tra le più alte del mondo: 84,8 per le donne, 79,4 per gli uomini. Un aspetto sottovalutato del sistema retributivo è la totale irrilevanza – ai fini del calcolo della pensione – della longevità della popolazione. Un conto è pagare la pensione per 20 anni. Un conto per 40.

Viceversa, nel sistema contributivo si sommano i contributi versati alla rivalutazione (stabilita con una capitalizzazione annuale degli interessi basata sulla crescita media del Pil dei 5 anni precedenti), e poi il montante derivante da contributi+interessi lo si moltiplica per il coefficiente di trasformazione.

E’ pertanto determinante l’età del pensionando in quanto maggiore è l’età, minore sarà il periodo presumibile di erogazione e, a parità di montante, la pensione sarà più elevata.
Come si può vedere nel sito dell’Inps, nel corso degli anni, con il fantastico aumento della durata media della vita dell’italiano – ultimi 30 anni un anno guadagnato di sopravvivenza ogni 3 – il coefficiente di trasformazione si è abbassato. I coefficienti sono stati introdotti dal 1° Gennaio 2013 sulla base della speranza della vita media e saranno validi fino al termine del 2015. Saranno aggiornati nel 2016, 2019 e poi ogni 2 anni.

Ricchezza media per età - Istat
fonte: ISTAT

Per fare un esempio concreto, per la classe di età 65, siamo passati dal 6.136% del 1996 al 5,435% del 2013. In soli tre anni, a parità di montante contributivo pari a 300 mila euro, la pensione annua è scesa da 18.408 euro lordi l’anno a 16.305 euro. La pensione è calata nel periodo 1996-2013 dell’11%.
Per i retributivi niente di tutto ciò. La pensione è immutabile, al di là che si viva 100 anni o 20. Tocca alla fiscalità generale – ahinoi – sopperire a un metodo, il retributivo, costruito in modo assurdo scaricando sulle generazioni successive il costo di numerose aberrazioni.

L’ESPERTO RISPONDE

Buona sera,
chiedo scusa ma se la speranza di vita è 79,4 anni mi dice come fanno o fate a dire “un conto pagare x 20 anni oppure x 40?”
Mi sembra che se si dovesse andare a 66 anni “rimangono da vivere” 13 anni e 4 mesi dopo aver lavorato, per quello che mi riguarda, x più di 45 anni e versati altrettanti contributi.
Cerchiamo di essere più concreti e meno imprecisi, sarebbe ora, indipendentemente per la testa giornalistica x cui scrivete.
Grazie
G.R.

Caro sig. R.,
sa quante donne sono andate in pensione prima dei 55 anni di età? Glielo dico io, 3 milioni 223mila. E migliaia sono andate in pensione prima dei 40 anni (le cosiddette baby pensionate).

Visto che la differenza di reddito tra stipendio e pensione era non eclatante, molte mogli di manager/professionisti in carriera sono andate in pensione prima di aver compiuto 40 anni. Visto che queste signore risiedono per lo più in Lombardia, Piemonte e Veneto, la Lega le ha sempre protette, osteggiando qualsiasi riforma sulle pensioni di anzianità. Questo scrisse l’economista Vincenzo Galasso nel 2004 su lavoce.info “Quasi la metà delle pensioni di anzianità corrisposte a lavoratori “non vecchi” (ovvero con meno di 65 anni per gli uomini e di 60 anni per le donne) sono localizzate in Lombardia, Veneto e Piemonte. Le Regioni, insieme al Friuli Venezia Giulia, dove la Lega ottiene gran parte dei suoi voti e ha un peso decisivo sul risultato elettorale della Casa delle Libertà. In particolare ben l’11% dei lavoratori dipendenti che raggiungerà i requisiti per ricevere una pensione di anzianità entro il 2007 risiede in Lombardia, la vera roccaforte della Lega”.

Visto che la vita media della donna italiana – se ha lavorato solo vent’anni, peraltro, sarà meno stressata e vivrà ancora di più – è 85 anni, se ne deduce che andando in pensione prima dei 55 anni, lo Stato, ossia i contribuenti, dovranno pagarle la pensione per 40 anni.

Sarebbe ora di considerare nell’analisi sul tema pensionistico anche gli altri redditi familiari, poiché se l’insegnante “X” che è andata in pensione a 36 anni, e prende “solo” 1.000 euro al mese – quando ne meriterebbe col contributivo 200 – ha un marito che guadagna 100mila euro l’anno, ha bisogno del sussidio (mensile di 800 euro) pagato dalla fiscalità generale? Suvvia, smettiamola di tutelare le persone agiate e tuteliamo i veri poveri.

Cordialità,
Beniamino Piccone

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Beniamino Piccone Non si può essere sempre d'accordo. Anzi. E' dal confronto e dalla dialettica che nascono e fioriscono le idee migliori Insegna Sistema Finanziario presso LIUC Università Cattaneo. Private banker presso Nextam Partners Sgr. Collaboratore di Repubblica, è l'animatore di Faust e il Governatore, apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico. Ha curato il volume di Paolo Baffi e Arturo Carlo Jemolo Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (Aragno, 2014) e, con Sandro Gerbi, il volume di Paolo Baffi Parola di Governatore, (Aragno, 2013). http://fausteilgovernatore.blogspot.it/

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