Lavoro, che stress! 7 italiani su 10 sono insoddisfatti del proprio impiego

Il 68% dei lavoratori si lamenta delle proprie condizioni lavorative o contrattuali

(Teleborsa)Il lavoro, che di questi tempi è come acqua nel deserto, nobilita l’uomo. Fortunati, anzi fortunatissimi, penserete voi, quelli che al giorno d’oggi possono contare su un’occupazione stabile e regolare entrata fissa a fine mese. Verissimo.Eppure c’è un però.

Sono sempre di più gli Italiani a essere insoddisfatti del proprio lavoro. Addirittura stressati, inappagati e disillusi. È questo il ritratto della maggioranza dei dipendenti italiani che si rivelano sempre meno soddisfatti del proprio impiego: il 68% dei lavoratori infatti si lamenta delle proprie condizioni lavorative o contrattuali.

Insomma, non solo oggi è difficile trovare occupazione ma è addirittura raro trovare un impiego che soddisfi le proprie aspettative.  È quanto emerge da uno studio promosso da Espresso Communication per Sodexo. Ma quali sono i motivi di tale demotivazione? Al primo posto lo stipendio inadeguato (56%), seguito da orari poco flessibili (48%) e incertezza contrattuale (41%), senza dimenticare l’assenza di benefit e incentivi (37%). Ben 7 italiani su 10 (68%) quindi si lamentano delle proprie condizioni lavorative e dell’ambiente nel quale devono trascorrere la maggior parte delle loro giornate. E, come attesta Forbes in un articolo sulle cause della demotivazione al lavoro, l’insoddisfazione costa milioni in perdita di produttività. Anche le più grandi aziende oltreoceano corrono ai ripari come apparso sul New York Times che descrive la decisione di Walmart di aggiungere benefit al già raddoppiato stipendio dei dipendenti. Tra i più insoddisfatti ci sono donne tra 31 e 50 anni (79%), principalmente impiegati (75%) e operai (73%) del Sud (78%).

 “La motivazione dei dipendenti ha un grande impatto sulle performance aziendale – spiega Sergio Satriano, Managing Director di Sodexo Benefits&Rewards Services – La qualità della vita dipende sia da fattori materiali che rispondono alle esigenze fisiologiche, sia da fattori immateriali della sfera psicologica, legati a relazioni, autorealizzazione e benessere interiore”.

Ma cosa chiedono concretamente gli Italiani al proprio boss? Mentre le donne domandano orari più flessibili o la possibilità di rimodulare il proprio contratto a part time (63%) e un maggiore equilibrio tra vita privata e lavorativa tramite la richiesta di agevolazioni per servizi di asilo nido, baby sitting, concierge per le faccende burocratiche (62%), gli uomini sono contenti di ricevere buoni pasto per un servizio di mensa attento alla salute alimentare (60%) e un rimborso per il trasporto nel tragitto casa-lavoro (59%).

“Anni di ricerche hanno dimostrato un forte legame tra soddisfazione dei lavoratori e successo economico dell’azienda” conferma Andrew Chamberlain, celebre economista e fondatore di Glassdoor, sito web che ha stilato una classifica, riproposta dal Telegraph, sui posti di lavoro più apprezzati. Al primo podio vi sono infatti aziende che offrono benefit: pagano bene, creano iniziative relazionali e schemi di condivisione dello stipendio. Addirittura il New York Post cita il premio “miglior dipendente del mese”, inventato negli USA come benefit per incentivare i lavoratori a dare il massimo.
Ed infine qual è l’identikit del lavoratore insoddisfatto? Il 72% delle donne e il 64% degli uomini ha dichiarato di essere demotivato e insoddisfatto del proprio lavoro. Tra di loro la maggior parte ha un titolo di studio medio-alto (71%) e un’età compresa tra i 31 e i 50 anni (79%), mentre la percentuale scende al 65% tra i 18 e i 30 anni e al 59% tra gli over 50. Se la percentuale tocca livelli alti tra impiegati (75%) e operai (73%), il tasso di manager (38%) e dirigenti (32%) infelici è inferiore. Infine i dipendenti più disillusi provengono principalmente dal Mezzogiorno (78%), dal Centro (70%) e dal Nord (55%).

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