L’Italia accoglie l’orchestra UE: è l’effetto Brexit

Tra gli effetti della Brexit, ce n’è uno davvero inaspettato: l’orchestra giovanile dell’Unione Europea si trasferirà in Italia

Sono numerosi, i campi in cui la Brexit ha creato scompiglio. Tra tutti, però, ce n’è uno davvero inaspettato: è il campo della musica. L’orchestra giovanile dell’Unione Europea – a Londra fin dal 1976 – si appresta a lasciare il Regno Unito. Destinazione Italia.

A motivare la decisione è stato Marshall Marcus, amministratore delegato dell’orchestra: «non ha assolutamente senso che la nostra sede stia al di fuori dell’Unione Europea: non possiamo chiedere fondi alla UE, senza farne parte». Così, lo scorso mercoledì, la decisione di accettare la proposta avanzata dall’Italia: il Ministero della Cultura si è infatti offerto di ospitare l’orchestra a Roma e a Ferrara. Del resto, l’Italia era il Paese natale di quel Claudio Abbado che, della EUYO (European Union Youth Orchestra), fu fondatore e direttore. Proprio al Teatro Abbado, l’orchestra avrà ora la sua residenza in primavera e in autunno. Periodo in cui, per il 2018, sono state fissate due rassegne.

Con 120 musicisti coinvolti ogni anno, tutti tra i 17 e i 24 anni, i suoi concerti saranno ora trasmessi dalla Rai, suo partner mediatico. Una buona notizia per l’Italia, ma anche per la musica e la cultura in genere. Nel 2016, peraltro, l’orchestra fu a rischio chiusura: l’Unione Europea annunciò che, probabilmente, gli aiuti economici si sarebbero interrotti per mancanza di fondi. Solo le numerose proteste convinsero Jean-Claude Juncker a fare marcia indietro.

Oggi, la EUYO non rischia più, fortunatamente, la chiusura: a supporto della valenza del progetto vi è il fatto che, tra i suoi 3000 ex allievi, moltissimi sono quelli che – dopo quell’esperienza – hanno trovato impiego in orchestre di prim’ordine di tutto il mondo. Resta solo da definire un dettaglio circa la sua composizione: che ne sarà dei musicisti inglesi (che quest’anno sono 13)? Con tutta probabilità, non potranno essere più ammessi.

Non è neppure, l’orchestra giovanile dell’Unione Europea, la prima a lasciare l’Inghilterra: già l’Orchestra Barocca della UE l’ha fatto, lasciando Londra per Anversa. E, i musicisti britannici, iniziano ad essere davvero preoccupati. Quale sarà il loro destino in Europa? Quanto difficile sarà continuare a lavorare dopo la Brexit? «L’industria della musica classica ha margini bassissimi. La Brexit può essere un vero e proprio killer», ha dichiarato Marshall Marcus. Nella speranza che, almeno per quanto riguarda la musica, l’Unione non si sgretoli.

L’Italia accoglie l’orchestra UE: è l’effetto Brexit
L’Italia accoglie l’orchestra UE: è l’effetto Brexit