Industria 4.0, la sfida è cominciata. Cosa significa e come non perdere l’opportunità

L'Ue pronta a stanziare 500 milioni per finanziare la quarta rivoluzione industriale, ma non basta qualche robot per dire "smart manufacturing"

Giovanni Iozzia

Giovanni Iozzia Giornalista e consulente editoriale, è direttore di Economyup.it, web magazine su startup, innovazione e made in Italy. Cambia il modo di fare impresa, di creare prodotti e servizi, di distribuirli e venderli. Grazie alla tecnologia. Ma anche a una nuova visione del futuro

La rivoluzione non russa, diceva uno slogan di qualche tempo fa. La quarta rivoluzione industriale, quella che dopo le macchine a vapore, l’elettricità e l’informatica, dovrebbe portare le tecnologie digitali nelle fabbriche italiane, invece sonnecchia. Ha qualche soprassalto ma fatica a prendere forma e a conquistare le aziende manifatturiere italiana.

Il nome in codice del cambiamento annunciato è Industry 4.0 o Industria 4.0, per chi non ama gli anglismi. Definizione mutuata dalla classificazione che si è data all’evoluzione di Internet, dal web 1.0, quello statico degli anni 90, al 3.0 in cui siamo immersi al 4.0 in arrivo con realtà aumentata, nuove interfacce e il dialogo fra gli oggetti, cioè l’Internet delle cose o Iot (Internet of Things) in gergo.

Si parla tanto di Industria 4.0. È stata al centro dell’agenda dell’ultimo World Economico Forum di Davos ed è in testa ai temi di cui si discuterà alla prossima Disruptive week di Milano. Il problema è passare dalle parole dei convegni ai fatti, superando limiti economici, freni culturali e resistenze organizzative.

Ma, esattamente, che cosa è l’Industria 4.0?
La fabbrica in cui le macchine sono interconnesse attraverso l’Internet delle cose, imparano dai big data, e dove si usano abitualmente la realtà aumentata e la stampa 3D. Un futuro tutto da costruire, perché non basta fare entrare qualche robot al posto degli operai per poter dire di aver fatto la rivoluzione. C’è molto di più da conoscere, capire, usare, tanto è vero che la Commissione Ue ha in programma di stanziare per i prossimi cinque anni 500 milioni per finanziare la rivoluzione. In Italia, intanto, il Ministero per lo sviluppo economico è al lavoro dal 2015 su un documento di posizionamento strategico che fatica a vedere la luce e il Parlamento, commissione attività produttive, ha in corso un’indagine conoscitiva che dovrebbe servire per produrre nuove leggi a sostegno delle fabbriche italiane. C’è chi dice che serviranno tra gli 8 e i 10 miliardi l’anno per essere protagonisti e non vittime della quarta rivoluzione ma non è ancora chiaro da dove arriveranno.

La sfida non è da poco per l’Italia, secondo Paese manifatturiero d’Europa, dopo la Germania dove, non è a caso, è stato usato per la prima volta il termine Industria 4.0, alla Fiera di Hannover nel 2011. Ancora più impegnativa per quel sistema di piccole e medie imprese che costituisce la trama più fitta del tessuto economico nazionale: sono tante, sono piccole, appunto, e non sembrano pronte per fare smart manufacturing o digital fabrication.
A fine aprile, l’agenzia di rating Moody’s ha bocciato il sistema italiano delle Pmi: deboli e con scarsi risultati. Eccessiva severità? Probabilmente sì, ma c’è un dato preoccupante che arriva da UCIMU, l’associazione di Confindustria che riunisce le aziende che producono macchine per le industrie: mai gli impianti  italiani sono stati così vecchi. In una fabbrica su tre hanno più di 20 anni. E solo in una su 10 ne hanno meno di 5. Non solo. Quasi l’80% delle aziende risulta essere “semplice”, cioè senza alcuna integrazione degli impianti produttivi in un sistema informatico. In sintesi, la gran parte delle aziende manifatturiere italiane conosce ancora poco o punto la tecnologia. Eppure non mancano i buoni esempi di fabbriche digitali e vicino Novara c’è la più grande officina al mondo di stampa 3D, pur se di proprietà di una multinazionale.
Contraddizioni di un Paese dove ritardi ed eccellenze convivono da sempre e dove le rivoluzioni non sono mai piaciute. Eppure quella dell’Industria 4.0 non si potrà evitare. Tanto vale la pena attrezzarsi velocemente per non subirla come una nuova occasione perduta.

Industria 4.0, la sfida è cominciata. Cosa significa e come non perdere l’opportunità

Giovanni Iozzia Cambia il modo di fare impresa, di creare prodotti e servizi, di distribuirli e venderli. Grazie alla tecnologia. Ma anche a una nuova visione del futuro Giornalista e consulente editoriale, è direttore di Economyup.it, web magazine su startup, innovazione e made in Italy. Ha lavorato in quotidiani, settimanali e mensili prevalentemente di area economica. E’ stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEcomomy. http://www.economyup.it/

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