Horus, 900mila $ alla startup italiana che dà voce all’invisibile

Horus Technology, la startup italiana under 25 che sviluppa dispositivi per non vedenti è cresciuta del 400% nel 2015 e ha appena ottenuto finanziamenti per 900mila dollari

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EFFETTO STARTUP Giovanni Iozzia Giornalista e consulente editoriale, è direttore di Economyup.it, web magazine su startup, innovazione e made in Italy. Cambia il modo di fare impresa, di creare prodotti e servizi, di distribuirli e venderli. Grazie alla tecnologia. Ma anche a una nuova visione del futuro Dubbi o perplessità? SIETE INVITATI A SCRIVERCI

Scriveva il compianto Carlo M. Cipolla nell’indimenticato “Allegro ma non troppo” che l’uomo intelligente è colui che dal proprio agire riesce a trarre vantaggio per sé e per gli altri (mentre all’opposto lo stupido è chi procura danno a se stesso e agli altri…). I nuovi imprenditori che lavorano per chi si trova in stati di disagio sono in questo senso i più intelligenti fra gli startupper. Come Saverio Murgia e Luca Nardelli, fondatori di Horus Technology, società nata nel 2014, cresciuta del 400% nel 2015 e appena finanziata con 900 mila dollari dagli americani di 5lion Holdings, fondo basato in Virginia che investe in idee “disruptive”, cioè fortemente innovative, e sulle persone che stanno dietro. Non succede spesso che investitori internazionali puntino su progetti italiani in fase seed, come si dice in gergo, cioè proprio agli inizi. E ancora di meno con importi di tale livello.

Che cosa fanno Saverio e Luca? Hanno messo a punto un assistente personale per ciechi, un dispositivo che si indossa quasi come una cuffia ed è in grado di vedere per loro e trasformare quel che vede in un racconto vocale che viene trasmesso attraverso le ossa. Sì, sembra fantascienza e un po’ lo è perché Saverio e Luca sono ingegneri biomedici specializzati in robotica e visione artificiale. Raccontano che l’idea è venuta quando a Genova un cieco chiese loro aiuto per attraversare la strada e raggiungere la fermata dell’autobus. Una situazione banale che però fece scattare qualcosa: perché non comunicare a chi ha problemi di vista quel che vede un robot? Comincia così lo sviluppo in prodotto del concetto che campeggia sul sito: the invisible made audible, l’invisibile reso ascoltabile. Ce l’hanno fatta i due ragazzi, si sono fatti notare in numerose competizioni, hanno vinto molti premi e soprattutto hanno dimostrato che si può fare impresa, quindi business, anche prendendo a cuore i bisogni di chi di solito viene considerato poco o male. I primi soldi li hanno trovati in crowdfunding, chiedendoli cioè online attraverso una piattaforma specializzata. Ventimila euro che sono serviti da incoraggiamento. Adesso hanno convinto i tanto mitizzati e distanti americani. L’80% del quasi milione di dollari servirà per fare ricerca, ottenere il brevetto e passare dal prototipo al prodotto, che dovrebbe essere pronto per essere lanciato sul mercato entro la fine dell’anno.

Un bel modo di iniziare il 2016 per Saverio e Luca. Ma non solo per loro. La storia di Horus dice che quando c’è un’idea davvero dirompente anche gli americani prestano attenzione a quel che accade nella piccola e lontana Italia. E intervengono quando sentono profumo di affari, anche se a forte impatto sociale. Le startup possono infatti riuscire a proporre soluzioni a problemi che finora venivano considerati senza soluzione. E non sono solo scelte di carità. Pensare a chi è in situazioni di svantaggio fisico non è buonismo ma una precisa scelta imprenditoriale che si preoccupa di offrire a clienti disagiati gli stessi diritti e le stesse opportunità di tutti. È una svolta culturale che apre nuovi segmenti di mercato e permette di richiamare attenzione e investimenti su chi spesso deve fare i conti, oltre che con il proprio handicap, anche con l’emarginazione sociale e ambienti poco accessibili.

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Giovanni Iozzia Cambia il modo di fare impresa, di creare prodotti e servizi, di distribuirli e venderli. Grazie alla tecnologia. Ma anche a una nuova visione del futuro Giornalista e consulente editoriale, è direttore di Economyup.it, web magazine su startup, innovazione e made in Italy. Ha lavorato in quotidiani, settimanali e mensili prevalentemente di area economica. E’ stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEcomomy. http://www.economyup.it/