Alternanza scuola-lavoro: in cosa consiste e perché non piace agli studenti

Entra in vigore, per tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle superiori, l’alternanza scuola-lavoro: ecco in cosa consiste

Nella Riforma della Buona Scuola, di recente entrata in vigore, una delle tematiche più importanti riguarda l’alternanza scuola-lavoro per gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori, licei compresi.

Con l’obiettivo di supportare gli studenti nella crescita e nella formazione di nuove competenze, contro la disoccupazione e la disparità tra la domanda e l’offerta, il Ministero dell’Istruzione introduce proprio mediante l’alternanza scuola-lavoro l’obbligo per tutti gli studenti di un monte ore ben preciso, fuori dalle aule. Così, gli alunni degli istituti tecnici e professionali dovranno dedicare al lavoro un totale di 400 ore nel triennio, che scendono a 200 ore per chi frequenta il liceo.

L’alternanza scuola-lavoro intende avvicinare la scuola al mondo del lavoro, e lo fa chiamando in causa gli adulti. I professori saranno dei veri e propri tutor, così come i referenti delle attività che ospiteranno i ragazzi: imprese, aziende, enti culturali, associazioni sportive e di volontariato, istituzioni e ordini professionali diventeranno partner educativi della scuola.

Ma come si attuerà, nella pratica, l’alternanza scuola-lavoro? A partire dall’anno scolastico in corso (2017/2018), il circa milione e mezzo di studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori – qualsiasi sia l’istituto – sarà obbligato a raggiungere il monte ore prefissate. Secondo i riformatori, tale novità rappresenterà per lo studente l’opportunità di confrontarsi con il mondo del lavoro, sviluppando la propria creatività e prendendo coscienza di ciò che – “da grande” – gli piacerebbe fare. Nei periodo che trascorre lontano dai banchi di scuola, in sostanza, l’alunno non sarà un lavoratore a tutto tondo ma, semplicemente, apprenderà competenze coerenti con il suo percorso di studi.

A differenza dello stage, o del tirocinio, l’alternanza scuola-lavoro è obbligatoria. E più strutturata. Non si può accostare neppure all’apprendistato, poiché non è un rapporto di lavoro ma un percorso formativo. Tuttavia, gli studenti non hanno visto di buon occhio questa novità. Tantissime sono le proteste che in queste ore si stanno organizzando nelle varie piazze d’Italia. Il motivo? Dalla gran parte dei ragazzi, l’alternanza scuola-lavoro è vista come un (altro) escamotage – da parte delle aziende – di ottenere una forza lavoro gratuita. Vorrebbero quindi più tutele, con un codice etico a cui le aziende coinvolte dovranno attenersi.

Senza contare che, per gli studenti, la scuola italiana ha problemi ben più gravi. E che, prima dell’alternanza scuola-lavoro, sarebbe stato secondo loro utile intervenire sullo stato in cui molti istituti versano. «Vogliamo una scuola gratuita, accessibile a tutti, che ci stimoli nel nostro percorso di cresciuta. Non siamo più disposti a scendere a compromessi» ha annunciato il coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, Giammarco Manfreda.

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